Quanto contano i mass media nel definire il concetto di bellezza?

Quanto contano i mass media nel definire il concetto di bellezza?

Mi sono trovata a rispondere a questa domanda durante una puntata del programma INFORMATV, condotto da Barbara Caramelli e Roberto Bonin in onda su Lombardia TV (canale 99 del digitale terrestre), durante la quale sono stata chiamata come ospite in qualità di giornalista e sociologa, insieme a specialisti ed esperti del mondo della bellezza.

Quindi: quanto contano i social network nel definire la bellezza? Tanto, verrebbe da dire e, con una punta di pregiudizio negativo che, quando si parla dei social media non guasta mai e fa molto “intellettuale”, si sarebbe portati a dire che i mass media tendano a massificare, ovvero a creare un concetto di bellezza “uguale per tutti e tutte”. In realtà, analizzando frequentemente il mondo social network e internet, mi sono stupita nel (ri)trovare una sorta di rivoluzione femminista digitale simil-anni ‘60-70, per certi versi inconsapevole e talvolta ancora triste, che tende a rompere con la tradizione degli anni ’80 che voleva la donna esteticamente perfetta in ogni situazione, anche dopo una notte insonne. Negli anni ’60-70 le donne scendevano in piazza per rompere con la tradizione del passato (anni ’50) che voleva la donna “angelo del focolaio” e rivendicano il proprio “essere donna”, pari all’essere uomo, con gli stessi diritti nella società, a casa, nel mondo e nel sesso, inclusa la libertà di mostrare il proprio corpo. Se pensiamo ai social network, per esempio, Instagram, come a una piazza digitale, vediamo che chiunque, dalla top model alla dirigente d’azienda, fino alla casalinga e, tristemente, anche alle adolescenti, ha la possibilità di mettersi in mostra, di esibire il proprio corpo #nofilter e #nomakeup , oppure, a scelta, filtrato e ritoccato. Una rottura, un secco NO alla modella/cantante/attrice/influencer “perfetta e photoshoppata” che, paparazzata in vacanza, è invece una donna reale, in carne e ossa, talvolta con più carne di quella che appare sulle riviste o su Instagram.

Pertanto, al grido di #nomakeup è iniziato un movimento digitalizzato, sulla democratica piazza digitale, di donne famose e non che hanno il coraggio dimostrarsi libere dalla maschera del make-up che “ci costringe a diventare ogni giorno persone che non vediamo”. Io pure alla mattina mi alzo, e i miei capelli vanno un po’ dove vogliono, gli occhi sono “abbottonati” e gonfi, e i segni del cuscino traversano la mia faccia da nord a sud. Da qui, cioè non dalla mappa disegnata sulla mia faccia, ma dal desiderio di “togliere le maschere”, sui social network è stato lanciato un altro “grido di rivoluzione” che ha avuto subito milioni di followers: #nonvoglioesseregiudicata insieme a #nofilter e #nomakeup ha portato in piazza (sempre quella digitale) donne e modelle con la cellulite, la pelle a buccia d’arancia, le smagliature, i chili di troppo e la pancetta. È però ancora troppo presto per dire che le donne si siano davvero liberate dalla paura del giudizio del corpo che, sappiamo, può essere feroce da parte di uomini e molte donne nascosti dietro una tastiera; purtroppo, sono ancora troppi i casi di cyberbullismo e suicidio di donne giovani e meno giovani, attaccate e giudicate sul web per l’aspetto fisico. Tuttavia, sembra esserci una speranza per la #Bellezza; non quella che risponde ai canoni dei chirurghi plastici, delle riviste, delle mode, ma quella che fa star bene qualsiasi sia la taglia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.