Caffè: 3 is the magic number

Caffè: 3 is the magic number

Quanto mi piace il caffè. 3 tazzine al giorno, meglio se espresso, e soprattutto se a farlo è mio papà.

Il caffè mi piace al mattino, mentre lavoro nel mio studio, ma mi piace ancor di più quando sa di famiglia, quando mia sorella e i miei nipoti mi raggiungono nei giorni in cui torno a Padova e mio papà, al mattino presto, accende la sua macchinetta per l’espresso, versa la sua speciale miscela di caffè macinata e preparata per l’occasione, le tazzine pronte sul vassoio per portare il caffè fumante e profumato sul tavolo per la colazione in cucina. Il caffè è così. È famiglia, mette insieme tutti, amici e parenti, ha il gusto delle chiacchiere, dei problemi e delle soluzioni trovate sorseggiandolo da tazzine colorate o bianche, alcune segnate dai ricordi, altre dal bordo spesso (le mie preferite) o trasparente; è un rito.

Amo il caffè, lo adoro. Ma lo temo anche. Il caffè infatti è una tossina, così come l’alcol, di cui è meglio non abusare.

Ho condotto ricerche dettagliate sul caffè, mentre scrivevo “Detox”, il primo libro della collana Sani per Scelta per la casa editrice Demetra, insieme all’amico Gian Paolo Baruzzi, medico. Secondo recenti studi, consumare fino a 3-4 tazzine al giorno di caffè espresso o moka aiuta le funzioni cerebrali, muscolari, ha azione protettiva sul fegato e azione antidolorifica, oltre a ridurre il rischio di diabete nelle donne. Berne di più, invece, per esempio 5 tazzine di caffè espresso o 3 tazze di caffè americano (quello lungo in tazza grande) al giorno, può dare luogo a tossicità acuta con sintomi quali nausea, vomito, ansia, agitazione, tachicardia e palpitazione, sudorazione e disturbi del sonno. Questo perché il caffè lungo contiene più caffeina del caffè espresso: infatti, più si allunga il processo di estrazione del caffè, più aumenta la quantità di caffeina. Tuttavia, la soglia di sensibilità giornaliera non è uguale per tutti e ciascuno tollera il caffè in modo diverso, e soprattutto in modo diverso da quello descritto negli studi.

Ma se un giorno qualche studio dovesse annunciare che il caffè, anche in quantità minima, fa male, credo che per il solo piacere di berlo con mia sorella, con mio papà e con i miei nipoti, correrei il rischio di una leggera intossicazione. Perché essere sani per scelta, non sia mai sinonimo di ortoressia, cioè ossessione dall’assumere solo alimenti sani e salutari.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.